AGEDI interviene al webinar Milano, “le prospettive di una città europea nello stato di emergenza” organizzato da Re Mind Filiera Immobiliare, a Milano il 14/02
Milano prospettive immobiliari
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La pandemia da COVID-19 ha avuto un forte impatto su molteplici aspetti delle città e dei territori oltre che sulle persone. Cultura dell’Abitare, Casa e Piano Quartieri, Sostenibilità, Patrimonio Immobiliare, Sicurezza e Cultura: sono questi alcuni dei punti nevralgici per favorire la ripartenza di Milano.

Valeria Genesio, Chairman di Agedi Italia, nel suo intervento ha sottolineato la profondità del concetto di cultura dell’abitare, pensiero molto bello e sicuramente non scelto a caso. Siamo tutti abitanti della Terra, poi siamo abitanti di una città e, scendendo ancora nel piccolo, di un condominio. Ma l’etimologia del verbo “abitare” rimanda a un significato molto più ampio. “Abitare” deriva dal latino HABITARE, frequentativo di HABER avere, che nel suo senso proprio significa “continuare ad avere” o, più comunemente, “aver consuetudine in un luogo, abitarvi”.

L’abitare rappresenta quindi una delle relazioni fondamentali che gli esseri viventi intrattengono con il mondo e il mondo con loro. Sotto questo punto di vista, Milano, con la maggior parte dei suoi abitanti non milanesi, è emblematica. Qui, a Milano, diciamo che “milanesi non si nasce, si diventa”. Esiste, infatti, un vero e proprio stile di vita “milanese” che è il frutto di abitudini, frequentazioni, modi di dire e di essere che accomunano chi vive a Milano. La pandemia da Covid-19 ha avuto conseguenze rilevanti sulla vita delle grandi metropoli mondiali, compresa Milano, con un impatto visivo immediato in quanto queste metropoli si sono improvvisamente svuotate e sono diventate come invisibili. Ma se per Italo Calvino le città erano invisibili in quanto immaginarie, oggi le città sono invisibili in quanto vuote, svuotate dalla pandemia. È venuta meno l’essenza propria di “città”, si è perso il contatto umano, il concetto stesso di comunità. La pandemia ha riportato di attualità anche il tradizionale rapporto città-campagna, con dinamiche simili a quelle conseguenti alla rivoluzione industriale.

Milano prospettive immobiliari

Già prima della pandemia, le abitazioni dei centri città di Londra e Parigi erano diventate appannaggio degli affitti brevi, sottratte al mercato dei residenti, con un continuo aumento dei prezzi e fasce di popolazione espulse dal tessuto urbano. Molti residenti parigini e londinesi si erano infatti trasferiti altrove, in città intermedie più vivibili e economicamente più sostenibili. Le città francesi intermedie, non solo quelle della Grand Paris, hanno quindi ricevuto dal Covid-19 l’accelerazione di una tendenza che era già in atto, grazie alle possibilità offerte dal lavoro da remoto e al maggior distanziamento fisico. Ne è derivato anche un aumento dei prezzi delle case in queste città più a misura d’uomo, che sta crescendo ancora oggi nonostante il calo di contagi. Io penso che il futuro delle grandi città e, in particolare, di Milano dipenderà dalla capacità di riporre al centro la dimensione umana, offrendo servizi pubblici che consentano di conciliare famiglia e lavoro, visto che la ragione principale per la quale molti si trasferiscono nel capoluogo meneghino è quella professionale. Sarà anche importante capire come evolverà il mercato immobiliare a Milano, in crescita costante da anni, con il rischio che, se continua ad aumentare, i prezzi delle abitazioni non siano più accessibili e che Milano segua lo stesso percorso di Londra e Parigi, perdendo via via popolazione residente. Il problema oggi è proprio quello dell’accessibilità.

L’andamento del mercato immobiliare sarà anche influenzato dall’incremento del costo delle materie prime nell’edilizia registrato negli ultimi tempi, che rischia di ricadere sul costo finale delle case, dall’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse. Possiamo concludere con Italo Calvino ne “Le città invisibili”, dicendo che: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. 37 Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. È vero, le città di oggi appaiono, talvolta, come un inferno, ma la soluzione non è andarsene o subirle, bensì rinnovarsi e ripensare gli spazi, ripensare la vita, ripensare la città come comunità.


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